Industria Vicentina
03/06/2019

Meccanica vicentina: il segno è ancora “più” ma il rallentamento è evidente

Laura Dalla Vecchia: “Nonostante ciò, le aziende continuano a investire nella formazione per continuare a concorrere con i campioni dell’industria meccanica internazionale”



Sulla base delle rilevazioni congiunturali condotte da Confindustria Vicenza, nel quarto trimestre 2018 le aziende vicentine del settore metalmeccanico rallentano il proprio passo di crescita: la produzione, infatti, fa segnare leggero segno “più” e cresce dello 0,63% rispetto allo stesso periodo del 2017, meno quindi del trimestre precedente quando fece segnare un +1,4%, e meno dell’incremento generale della provincia che è cresciuta, nell’ultimo quarto dell’anno appena trascorso, dell’1,03%.

Il 31% delle aziende dichiara comunque di non raggiungere ancora un livello produttivo soddisfacente, in crescita rispetto al 22% del trimestre precedente.

Migliorano leggermente le vendite sul
mercato interno che segnano un +1,71% come anche quelle verso i paesi dell’UE: +1,58 (nel trimestre precedente erano rispettivamente al +1,59% e +0,5%).
Cambia invece, in positivo, il segno delle vendite nei mercati extra-europei che da -0.63% del trimestre precedente, passano ad un +2,18%.

Continua anche l’andamento positivo dell’
occupazione che si mantiene stabilmente sopra i due punti percentuali: +2,44%.

Nonostante ciò, il
sentiment sullo stato di salute dell’economia ad oggi, che ben il 77% degli intervistati considera incerto mentre solo l’8% lo ritiene positivo contro un 11% negativo.
Da qui a sei mesi oltre metà degli imprenditori meccanici, il 52% del campione, prevede un peggioramento mentre il 43% vede un prossimo futuro stabile per l’economia italiana.

“Anche se si intravede un rallentamento – spiega
Laura Dalla Vecchia, Presidente della Sezione Meccanica Metallurgica ed Elettronica di Confindustria Vicenza – le aziende non stanno tirando per nulla il freno a mano, anzi continuano a investire convintamente nella formazione, in molti casi ben oltre quanto previsto dal Contratto collettivo nazionale, perché è questo il tema chiave attraverso cui si può continuare a concorrere con i campioni dell’industria meccanica internazionale, come Germania, Giappone, USA, e con gli emergenti, Cina in primis. Da parte delle aziende e dei sindacati, che nel Contratto hanno messo al centro proprio questo tema, c’è certamente una grande apertura tanto è vero che la stragrande maggioranza delle nostre imprese associate ha accettato la sfida di impegnare ingenti risorse e ore-uomo sia attraverso formazione in aula ma anche con formazione on the job. Ora attendiamo che anche il Sistema-Paese, sia a livello scolastico che di formazione continua, possa agire nella stessa direzione in cui stanno agendo le imprese”.

A livello nazionale, i dati della
149esima indagine congiunturale di Federmeccanica evidenziano un significativo peggioramento. In particolare, nel periodo ottobredicembre l’attività metalmeccanica ha registrato una caduta dell’1% rispetto al trimestre precedente e una variazione tendenziale ridottasi al +0,8%.
Mediamente nel 2018 i volumi di produzione, grazie ai trascinamenti positivi acquisiti nell’ultima parte del 2017, sono risultati in crescita del 2,8%.

Le
esportazioni hanno, poi, registrato nel corso dell’anno un significativo rallentamento con tassi tendenziali di crescita ridottisi dal +6,5% del quarto trimestre del 2017 al +0,8% dell’ultimo trimestre del 2018. Mediamente nell’anno, le esportazioni metalmeccaniche sono cresciute del 2,5% rispetto all’anno precedente evidenziando una flessione dell’1,0% verso i paesi terzi e un incremento del 5,4% verso l’area comunitaria che sta però mostrando una dinamica dell’attività produttiva in contrazione che è stata particolarmente rilevante per la Germania verso cui esportiamo circa il 14% dei flussi di produzione indirizzati ai mercati esteri.

In tema di
competenze dalle indagini di Federmeccanica è risultato che il 48% delle aziende metalmeccaniche ha difficoltà a reperire personale specializzato. A questo si aggiunge il fatto che un’azienda su 5 si dichiara non soddisfatta delle competenze del personale assunto.

“L’ultima legge di bilancio ha ridotto le ore di alternanza scuola lavoro portandole a 150 ore
ha commentato Fabio Astori, Vicepresidente di Federmeccanica – Il 61% delle nostre imprese ritiene lo strumento non più efficace per consentire agli studenti di acquisire una formazione adeguata alle esigenze del mondo del lavoro. Per questo chiediamo la reintroduzione per gli istituti tecnici e professionali delle 400 ore di alternanza scuola lavoro e delle risorse per le Scuole. A novembre abbiamo lanciato la Petizione Più Alternanza Più Formazione che ha superato le 22 mila firme. Non si può tagliare e togliere. Per comprendere le nuove tecnologie non bastano poche visite aziendali, è necessaria una vicinanza continua tra studenti e aziende. Anche le cosiddette soft skills non possono essere acquisite in poco tempo, richiedono ancora più esperienze in azienda”.

“Senza una crescita delle competenze e quindi di innovazione – conclude Dalla Vecchia -, lo dico in maniera brutale ma realistica, le aziende sono destinate a soccombere”.





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