Le restrizioni al traffico pesante lungo l’asse del Brennero non sono solo un tema di confine tra Italia e Austria. Per le imprese dell’autotrasporto, della logistica e per le filiere produttive del Vicentino significano viaggi più difficili da programmare, tempi di consegna meno certi, costi aggiuntivi e maggiore pressione sugli autisti, in un settore già alle prese con la carenza di personale.
Il tema è tornato al centro del confronto dopo l’udienza del 21 aprile davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella causa C-524/24, avviata dall’Italia contro l’Austria sulle limitazioni introdotte dal Land Tirolo lungo il corridoio del Brennero. Le misure contestate riguardano il divieto di transito notturno, il divieto settoriale per alcune categorie di merci, le restrizioni nei periodi clou invernali ed estivi e il cosiddetto “dosaggio” dei mezzi pesanti.
Per il sistema economico veneto, e in particolare per un territorio manifatturiero come quello vicentino, il punto centrale è da sempre l’affidabilità dei tempi di trasporto. Quando un mezzo resta fermo o arriva in ritardo, l’effetto non riguarda solo l’impresa di autotrasporto: materie prime, componenti e prodotti finiti si muovono più lentamente, con conseguenze sulla produzione, sulle consegne e sui rapporti con clienti e fornitori.
"Il Brennero è un corridoio europeo, non solo una questione locale - afferma Manuel Scortegagna, Presidente della Sezione Trasporto merci e persone e spedizionieri di Confindustria Vicenza -. Ogni restrizione produce ricadute operative immediate: attese, riprogrammazione dei turni, ritardi nelle consegne e costi che le imprese di trasporto non riescono sempre a ribaltare totalmente sulla committenza".
In aiuto alle attuali complicazioni del traffico è in fase di costruzione il nuovo tunnel sotterraneo di collegamento ferroviario tra Italia e Austria (con previsione di ultimazione dei lavori per l’anno 2034) anche se, secondo Scortegagna, il potenziamento del trasporto ferroviario e dell’intermodalità, sicuramente necessario, non potrà mai compensare i volumi fino oggi garantiti dal trasporto su gomma.
Oggi lungo l’asse del Brennero circa il 75% delle merci viaggia su strada e il 25% su rotaia. Anche negli scenari di crescita del trasporto ferroviario, con una quota attesa attorno al 35%, la gomma continuerà a movimentare la parte prevalente dei traffici. Questo significa che, anche con infrastrutture ferroviarie rafforzate, il trasporto stradale resterà determinante per la continuità delle filiere.
"La ferrovia va potenziata, ma servono infrastrutture e tempi certi - prosegue Scortegagna -. Nel frattempo non si può scaricare l’incertezza sulle imprese di autotrasporto, sugli autisti e sui settori produttivi che dipendono da consegne puntuali. Le misure devono essere proporzionate e gestite con una regia europea che sia capace di tutelare gli interessi del mercato comunitario".
La decisione della Corte di Giustizia UE è attesa entro la fine dell’anno. In attesa della pronuncia, per il settore resta prioritario evitare decisioni unilaterali che stanno da tempo rendendo instabile uno dei principali collegamenti tra Italia e Nord Europa.

