23/02/2022

L’industria vicentina chiude il 2021 con crescite a due cifre su tutti i principali indicatori

“Battuto” il livello produttivo pre-covid, ma l’allarme è per il 2022.

“Con la grande forza di un tessuto industriale di caratura internazionale, abbiamo concluso molto bene l’anno del rilancio. Ora, però, le condizioni internazionali e anche nazionali, vedasi la drammatica questione dei prezzi dell’energia per imprese e privati, sono profondamente diverse: nel 2022 dobbiamo pensare che stiamo ripartendo da capo. La Presidente di Confindustria Vicenza, Laura Dalla Vecchia, commenta così i dati della 154^ indagine congiunturale condotta dagli Industriali berici, relativa all’ultimo trimestre 2021, che segnala una prosecuzione della fase espansiva della produzione rispetto alle profonde flessioni causate, nel 2020, dalla pandemia.

 

PRODUZIONE

Nel IV trimestre 2021 la produzione delle imprese vicentine è aumentata del 10,9% rispetto allo stesso periodo del 2020, che fu influenzato dalle difficoltà operative di molte attività (-1,9% fu il calo produttivo registrato).

Il livello produttivo pre-covid risulta così già ampiamente superato.

L’indice medio annuale della produzione nel 2021 (105,2) ha infatti superato non solo quello del 2020 (92,1); ma anche il livello pre-pandemia del 2019 (102,8) e si colloca poco al di sotto del massimo storico registrato nel 2007 (106,4).

Il 66% delle aziende dichiara aumenti della produzione, a fronte del 10% delle ditte che evidenzia invece una flessione.

Il saldo di opinione è così pari a +56 (+52 nel precedente trimestre; -9 nel IV trimestre dello scorso anno).

Il numero di aziende che denuncia un livello produttivo insoddisfacente è pari al 22% del totale (21% nel precedente trimestre, 41% un anno fa).

 

MERCATO INTERNO & EXPORT

Per quando riguarda il mercato interno, il fatturato risulta ancora in aumento (+10,3%), confermando una buona ripartenza della domanda interna.

Il risultato positivo più significativo è stato registrato dalle esportazioni verso i paesi extra europei, con un fatturato che è aumentato del 14,1% rispetto allo stesso periodo del 2020.

Anche l‘export UE ha fatto comunque registrare un buon incremento (+10,3%).

 

ORDINI

Si conferma su buoni livelli anche la situazione degli ordini.

La consistenza del portafoglio ordini rimane stabile per il 24%, aumenta per il 66% mentre cala per il 10% delle aziende (saldo pari a +56, contro il +58 del trimestre precedente).

Il periodo di lavoro assicurato supera i tre mesi nel 30% dei casi.

 

LIQUIDITÀ E INCASSI

Molto contenuta, ma in lievissimo aumento, la percentuale di aziende che denuncia tensioni di liquidità (11%, rispetto al 9% del trimestre precedente) e risulta pressoché stabile anche la percentuale di imprese che lamenta ritardi negli incassi (12%).

 

OCCUPAZIONE

Nel trimestre ottobre-dicembre 2021, l’occupazione segna ancora un aumento del numero di addetti pari al 2,5%.

Il 48% delle aziende dichiara di aver mantenuto inalterato il proprio livello occupazionale, il 40% l’ha aumentato, mentre l’11% ha ridotto la propria forza lavoro.

 

PREZZI

Si conferma molto difficile e carica di preoccupazione la situazione dei prezzi e degli approvvigionamenti delle materie prime.

Anche nel IV trimestre 2021 i prezzi delle materie prime sono decisamente aumentati (+29,5%) e l’incremento ha toccato sostanzialmente tutte le imprese (95%).

Il 79% delle aziende è riuscita ad intervenire sui prezzi di vendita dei prodotti finiti, con un incremento medio del +11,3%.

Questo dato segnala il tentativo delle imprese di difendere i margini ma, naturalmente, a livello macroeconomico aumenta le preoccupazioni legate al futuro andamento dell’inflazione.

“Il caro prezzi e le difficoltà negli approvvigionamenti sono i due massi che stanno intralciando la strada della crescita – spiega Dalla Vecchia –. E questi due dati clamorosi fanno riferimento alla fine del 2021: sappiamo benissimo che la situazione è ulteriormente peggiorata a livello globale (e come al solito in Italia più che in altri paesi), tanto da mettere in allarme le banche centrali di tutto il mondo. Come avevamo segnalato a suo tempo, la speranza che la dinamica inflattiva fosse temporanea era una pura illusione. I problemi vanno affrontati, senza attendere che passino da soli. In questo senso è preoccupante il dibattito lanciato da alcuni sindacati e da qualche ministro che sembrano evocare il ritorno ad una spirale salari-prezzi che avevamo visto negli anni Settanta e di cui questo Paese non ha bisogno”.

 

ENERGIA

Secondo il Centro Studi di Confindustria la produzione industriale italiana è stimata in diminuzione a gennaio 2022.

La contrazione è dovuta al caro-energia e al rincaro delle altre commodity che comprimono i margini delle imprese e, in alcuni casi, stanno rendendo non più conveniente produrre.

In relazione all’aumento del costo dell’energia per le aziende manifatturiere vicentine, nell’ultimo trimestre 2021:

  • Il 9% delle aziende non ha registrato aumenti
  • Il 38% ha registrato un aumento fino al 25%
  • Il 27% ha registrato un aumento tra il 25% e il 50%
  • Il 13% ha registrato un aumento tra il 50% e il 75%
  • Il 6% ha registrato un aumento tra il 75% e il 100%
  • Il 6% ha registrato un aumento oltre il 100%

 

Per il 24% delle aziende il caro energia ha comportato una riduzione entro il 10%, per il 7% una riduzione tra il 10% e il 50%, per l’1,5% degli intervistati il blocco della produzione.

“In questi ultimi giorni – conclude la presidente di Confindustria Vicenza - abbiamo notato un atteggiamento molto pragmatico e positivo da parte dei ministri Giorgetti e Cingolani, i quali hanno dimostrato di essere consapevoli che, tra caro energia e i paletti fuori dalla realtà stabiliti a Bruxelles sulla transizione energetica, il rischio è che l’Italia che produce si fermi. E questo, immediatamente, avrebbe ripercussioni sull’occupazione. O, per meglio dire, sulla disoccupazione e sulla desertificazione industriale del Paese. Per superare questa fase, è importantissimo quanto affermato dal presidente Draghi ieri, ovvero l’annuncio di un finanziamento da 30 miliardi per l’istruzione e la ricerca. È con la scienza, lo studio, la tecnica e l’applicazione industriale che usciamo da questo imbuto, non con gli annunci, non per decreto. Altrimenti la crescita incredibile del 2021 verrà ricordata unicamente come una vittorio di Pirro che pagheremo per anni”.



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