24/06/2026

La sovranità digitale entra nelle priorità delle aziende europee

Nerjaku: "Offriamo alle organizzazioni un'alternativa europea che permetta di innovare mantenendo il controllo sulle proprie scelte tecnologiche".

Ridurre la dipendenza dai grandi fornitori tecnologici internazionali è oggi una priorità per governi e istituzioni europee.

Dalla Francia, che accelera sull'adozione di soluzioni open source, alla Germania, che investe in piattaforme e infrastrutture sviluppate nel continente, fino all'Italia, impegnata in iniziative come la Strategia Cloud Italia e il Polo Strategico Nazionale, il tema della sovranità digitale sta guadagnando sempre più attenzione. Non sorprende quindi che Gartner, una delle principali società di ricerca e consulenza tecnologica al mondo, abbia inserito tra le principali tendenze tecnologiche del 2026 la Geopatriation, ovvero la scelta di ridurre la dipendenza da fornitori esterni alla propria area geografica.

Ma la portata di questa tendenza va ben oltre le politiche pubbliche le e stesse domande che oggi guidano le scelte dei governi stanno iniziando a emergere anche nel mondo delle imprese. Chiamate a valutare il livello di controllo che mantengono sulle tecnologie utilizzate per gestire dati e servizi digitali, cresce soprattutto tra i leader aziendali europei l'interesse per un fenomeno noto come vendor lock-in. Questo termine descrive una situazione in cui migrare verso un'altra soluzione tecnologica diventa particolarmente difficile a causa di costi elevati, integrazioni consolidate o potenziali rischi operativi. Il risultato è una riduzione della libertà di scelta delle organizzazioni, che senza rendersene conto possono ritrovarsi dipendenti da specifici ecosistemi tecnologici anche quando sul mercato locale esistono valide alternative.

Secondo Serman Nerjaku, CEO di Deepser, piattaforma italiana di Service Management utilizzata da oltre 350 mila persone, il tema della sovranità digitale viene spesso interpretato come una questione esclusivamente tecnologica, quando in realtà dovrebbe essere considerato soprattutto una questione legata alla capacità delle organizzazioni di preservare la propria autonomia decisionale. "È importante riflettere sul livello di dipendenza che può crearsi quando la posta elettronica, il cloud, i dati aziendali e persino gli strumenti di intelligenza artificiale fanno riferimento a un unico ecosistema controllato da una Big Tech. È proprio in queste situazioni che diventa legittimo chiedersi quanto margine di scelta rimanga realmente alle organizzazioni. Il vendor lock-in è prima di tutto una questione di business, legata alla libertà delle aziende di scegliere in autonomia il proprio percorso digitale”.

Per Nerjaku, l'intelligenza artificiale, ormai destinata a diventare una componente permanente dei processi aziendali, rappresenta anche uno dei fattori che stanno spingendo l’Europa a riacquisire maggiore controllo sulle proprie tecnologie e sui propri dati. Perché se in passato il dibattito riguardava soprattutto software e infrastrutture, oggi si estende anche ai modelli AI e alle piattaforme su cui le aziende costruiscono la propria innovazione. "L'intelligenza artificiale sta accelerando una trasformazione che va oltre la tecnologia. Nei prossimi anni vedremo sempre più aziende interrogarsi sulla provenienza delle piattaforme che utilizzano e sulla gestione dei propri dati. In Deepser offriamo alle organizzazioni un'alternativa europea che permetta di innovare mantenendo il controllo sulle proprie scelte tecnologiche. Credo che la domanda che sempre più aziende dovranno porsi non sia quale tecnologia adottare, ma di chi vogliono fidarsi per costruire il proprio futuro digitale”.