Quando nel 2021 sono stata eletta presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Vicenza, ero incinta della mia prima figlia. Mi trovavo a vivere contemporaneamente due esperienze importanti: da una parte la responsabilità di rappresentare una nuova generazione di imprenditori, dall'altra quella di diventare madre.
È stato proprio in quel periodo che ho iniziato a guardare con occhi diversi a un tema di cui si parla molto, ma che troppo spesso rimane confinato alle dichiarazioni di principio: la conciliazione tra vita familiare e lavoro.
Da imprenditrice conoscevo l'importanza delle politiche di welfare e delle misure di sostegno alla genitorialità. Da futura madre, però, ho cominciato a comprendere quanto la questione fosse più complessa e quanto incidesse concretamente sull'organizzazione delle giornate, sulle scelte professionali e, soprattutto, sulle opportunità delle donne.
La maternità continua infatti a rappresentare un momento di discontinuità nelle carriere femminili. Non dovrebbe essere così. Diventare genitori non significa perdere competenze, ambizioni o capacità di contribuire alla crescita di un'impresa. Eppure, ancora oggi, troppo spesso sono le donne a dover scegliere, rinunciare o ridimensionare le proprie aspirazioni.
Durante il mio mandato associativo ho voluto portare questo tema al centro del dibattito, promuovendo il progetto "Generazioni Future", dedicato alla denatalità e al sostegno dei neogenitori. Abbiamo raccolto buone pratiche aziendali, approfondito possibili interventi e lavorato per tradurre le riflessioni in proposte concrete, anche sul piano legislativo. Abbiamo immaginato, tra le altre cose, un asilo nido interaziendale: un'iniziativa che non è arrivata a realizzarsi, ma che ha dimostrato quanto sia importante mettere insieme imprese e competenze per affrontare bisogni comuni.
Negli anni successivi ho continuato a occuparmi di questi temi, anche attraverso iniziative dedicate al rientro delle madri nel mondo del lavoro e al confronto sulla parità di genere e sull'inclusione.
Da queste esperienze ho maturato una convinzione: la conciliazione non può essere considerata soltanto una responsabilità delle singole famiglie, né può essere affidata esclusivamente alle politiche aziendali. È una sfida collettiva, che richiede servizi, collaborazione e un diverso modo di pensare gli spazi e i tempi della nostra quotidianità.
Oggi, mentre mi preparo a diventare madre per la seconda volta, questa convinzione si è trasformata anche in una scelta imprenditoriale.
Da tempo immaginavo uno spazio ispirato ai play café americani: un ambiente nel quale i bambini potessero giocare e crescere, ma dove anche gli adulti potessero sentirsi accolti, incontrarsi e condividere esperienze. Cercavo un luogo che rispondesse non soltanto alle esigenze educative dei più piccoli, ma anche a un bisogno che conosco bene: quello dei genitori di trovare occasioni di socialità, sostegno e confronto.
È stato durante questa ricerca che ho incontrato Hedgie's Huddle, una realtà già presente nel centro di Vicenza e dedicata alle attività per l'infanzia in lingua inglese. Ho deciso di acquisirla, preservandone l'identità e sviluppandone ulteriormente il progetto.
Credo molto nel valore di un'educazione che passi attraverso l'esperienza, il gioco e le relazioni. L'approccio English through play che caratterizza Hedgie's Huddle risponde proprio a questa idea: i bambini si avvicinano alla lingua inglese in modo naturale, attraverso attività creative, laboratori, momenti di scoperta e condivisione.
In questa direzione si inserisce anche la collaborazione con Sassi Editore, un'altra realtà imprenditoriale vicentina, che attraverso i propri libri e materiali creativi contribuisce ad arricchire le esperienze proposte ai bambini. È un esempio di come le sinergie tra imprese del territorio possano generare nuove opportunità e offrire un valore concreto alla comunità.
Ma il progetto a cui tengo particolarmente è quello che prenderà forma a dicembre 2026, con l'apertura di The Huddle Play Café.
L'idea è semplice: creare uno spazio family friendly dove i bambini, anche piccolissimi, possano giocare liberamente accompagnati dai propri genitori, nonni o babysitter, e dove gli adulti possano fermarsi, conoscersi e costruire nuove relazioni. Senza la necessità di iscriversi a un corso o partecipare a un'attività organizzata.
Perché uno degli aspetti di cui si parla meno quando si affronta il tema della genitorialità è proprio la solitudine. La difficoltà di trovare momenti di confronto, la mancanza di luoghi di aggregazione realmente pensati per le famiglie, il bisogno di sentirsi parte di una comunità.
Sono esigenze che possono sembrare piccole rispetto alle grandi questioni della denatalità, dell'occupazione femminile o del welfare. Eppure, sono proprio queste esigenze quotidiane a influenzare la qualità della vita delle persone.
Non penso, naturalmente, che un progetto imprenditoriale possa risolvere da solo problemi così complessi. Servono politiche pubbliche lungimiranti, imprese attente, servizi accessibili e una cultura capace di riconoscere nella genitorialità un valore, anziché un ostacolo.
Ma credo anche che noi imprenditori abbiamo la responsabilità di non fermarci all'analisi dei problemi. Dobbiamo provare a immaginare risposte, sperimentare soluzioni e trasformare i bisogni che osserviamo in iniziative capaci di creare valore.
È questo, in fondo, il filo che unisce il mio percorso associativo a questa nuova avventura imprenditoriale. Prima ho cercato di portare all'attenzione delle imprese il tema della conciliazione, poi ho sentito il desiderio di contribuire in prima persona, attraverso un progetto che potesse avere un impatto, anche piccolo, sulla vita delle famiglie.
Mi piacerebbe che Hedgie's Huddle diventasse sempre più un luogo di incontro, di crescita e di comunità. Un luogo dove i bambini possano scoprire il mondo e gli adulti possano sentirsi meno soli.
Perché sostenere la genitorialità non significa soltanto aiutare le famiglie a organizzarsi meglio. Significa costruire una società in cui scegliere di avere figli non comporti necessariamente rinunciare a una parte di sé, delle proprie relazioni o delle proprie ambizioni.
E credo che anche da iniziative come questa possa cominciare un cambiamento.

