25/06/2026

Un nuovo umanesimo. L’esasperazione della tecnologia per restituire centralità all’uomo.

Livio Gemmo, CEO Livio Gemmo srl.

Non ho mai pensato che per la formazione dei nostri ragazzi, e quindi per il futuro delle nostre imprese, fosse utile abbandonare lo studio delle materie umanistiche in favore delle materie tecniche. L’ho sempre trovata una visione arida e miope. La Grande Transizione che stiamo vivendo in quest’epoca sembra a mio modesto avviso confermarlo.

Non si tratta infatti soltanto di una transizione energetica (da fonti di energia fossile a fonti di energia rinnovabile), oppure digitale (da una variazione continua dei segnali a una variazione discreta) ma invece di qualcosa di molto più profondo, intimo e culturale.

Siamo di fronte a un vero e proprio cambiamento di approccio: da un’interpretazione classica della realtà, basata cioè sulle leggi della fisica classica e quindi sul determinismo, a un’interpretazione quantistica, basata viceversa sulle leggi della fisica quantistica e quindi sul probabilismo.

Gli eventi non si spiegano più con il classico meccanismo newtoniano di causa-effetto, bensì mediante l’associazione a ciascuna causa di infiniti effetti, ognuno caratterizzato da una diversa probabilità di verificarsi.

In ambito tecnologico questo si traduce in un nuovo paradigma: non più l’uomo che impone i propri algoritmi a una materia senza memoria come il Silicio (mero, preciso e velocissimo esecutore di processi), bensì l’uomo che dialoga con le nuove terre rare con memoria, che rispondono in modo approssimativo e impreciso, cioè probabili-stico, per poi essere corrette in itinere e così auto-apprendere ed evolversi, fino a diventare quasi autonome e pertanto molto più funzionali.

È l’alba di una nuova epoca: quella dei computer quantistici e degli umanoidi al servizio degli umani.

La prepotenza con cui l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, che si basa proprio sul probabilismo e sulla coesistenza di più possibilità contrapposte, sta permeando il nostro mondo e trasversalmente tutti gli ambiti delle nostre imprese, non solo conferma questa visione, ma sta accelerando esponenzialmente questa transizione epocale.

In questo contesto il confine tra l’umanesimo e la tecnica (beninteso, come la intendiamo noi oggi e non come la intendevano gli antichi greci) diventerà a mio parere sempre più labile e offuscato, in quanto la comunicazione con le macchine potrà finalmente prescindere dall’utilizzo di un codice convenzionale di comunicazione (come ad esempio i vari linguaggi di programmazione algoritmica), per lasciare viceversa il posto ai linguaggi correnti.

Per poter governare le macchine acquisteranno pertanto sempre più valore aspetti come la proprietà di linguaggio, la semantica, la semiotica, l’eclettismo, il pensiero laterale, la visione d’insieme, l’elasticità mentale, la creatività, le associazioni multiple… In una parola la cultura generale.

Siamo così giunti al paradosso che l’esasperazione della tecnologia, anziché alienare l’uomo, potrebbe viceversa contribuire a rimetterlo al centro.
Speriamo sia l’alba di un Nuovo Umanesimo: quantistico.