Il progetto di aggregazione tra Viambiente, gestore dei rifiuti di 49 Comuni del Nord e dell’Est della provincia, e Agno Chiampo Ambiente, gestore di 23 Comuni dell’Ovest della provincia, mette a segno il deposito del progetto di fusione, che definisce il rapporto di concambio fra le due società.
Ai soci di ACA spetterà il 14,5% delle azioni della società.
Grande equilibrio nella governance: le decisioni in seno alla futura società richiederanno infatti non solo la maggioranza delle quote, ma anche quella degli abitanti serviti, in modo da rendere determinanti tutti i Comuni, come prevede la gestione “in house” dei servizi.
Entrambe le società hanno la propria concessione in scadenza nel 2029. In caso di gara c’era il rischio concreto di privatizzare il servizio. In questo modo, invece, si apre la possibilità concreta di un affidamento diretto alla società da parte del Consiglio di Bacino Vicenza.
Questa unione rappresenta un’occasione strategica per consolidare i vantaggi di un modello di gestione pubblica ed efficiente, coerente con i principi dell’economia circolare.
LA SOCIETÀ E I SUOI NUMERI
Il nuovo gestore servirà quasi mezzo milione di abitanti, supererà i 70 milioni di fatturato e rappresenterà il principale gestore del bacino.
Grazie a 400 dipendenti, 65 ecocentri sul territorio e 300 mezzi per la raccolta, servirà 72 Comuni.
Le tariffe sono fra le più basse del Veneto: meno di 120 euro per abitante nel 2026, rispetto a un valore medio veneto superiore a 180 euro nel 2024.
La raccolta differenziata raggiunge l’80% ed è superiore alla media regionale.
LA GIUSTA DIMENSIONE
La fusione non riguarda solo l’aspetto industriale, ma rappresenta anche una leva per valorizzare il capitale umano e rafforzare l’organizzazione interna.
Con questa fusione nasce una realtà solida, in grado di realizzare investimenti importanti. Una dimensione che consente non solo di garantire stabilità operativa, ma anche di attrarre competenze elevate, essenziali per rispondere a sfide come la carenza di personale operativo, dovuta al calo demografico, che può essere superata attraverso una sempre maggiore automazione.
LA GOVERNANCE
A regime ci saranno due comitati: uno dei Comuni grandi, che coprono il 70% della popolazione servita e che nomineranno tre membri del CdA, e uno dei Comuni piccoli, a cui spettano gli altri due membri del CdA.
Speculare la composizione del Collegio sindacale: i Comuni minori nomineranno il Presidente del Collegio e i grandi gli altri due componenti. In questo modo è data voce a tutti i Comuni.
È prevista anche la possibilità di scindere la figura del Presidente da quella del consigliere delegato, per dare rappresentanza ai Comuni che entreranno successivamente.
Il progetto di fusione ha integrato un aumento di capitale che permetterà l’ingresso scaglionato degli altri Comuni del bacino.
Il primo CdA dopo la fusione sarà composto da cinque membri, di cui uno espresso dai Comuni ex soci di Soraris, uno dagli ex soci ACA e tre designati dai soci ex AVA.
TUTELA DEI TERRITORI
Per garantire attenzione alle specificità territoriali, è stato mantenuto il diritto di codecisione da parte dei comitati dei soci originari su alcune scelte strategiche.
In particolare, gli ex soci AVA manterranno voce in capitolo sull’eventuale potenziamento del termovalorizzatore e sugli investimenti superiori al 40% del patrimonio, mentre gli ex soci Soraris e ACA avranno facoltà di esprimersi sul modello di raccolta dei rifiuti.
Rivista anche la penale del controllo analogo, che ora è in linea con quella di Viacqua, come richiesto in molti Consigli comunali durante i dibattiti per la fusione con Soraris.
ITER
La decisione finale sull’operazione spetta ora ai Consigli comunali del territorio.
A partire da settembre saranno convocati i 72 Consigli comunali coinvolti nell’operazione, che decideranno il mandato di voto ai rispettivi sindaci in vista delle assemblee straordinarie delle due società.
Potranno contare sulla relazione dell’esperto nominato dal Tribunale, che si pronuncerà sul valore del concambio, e sulla delibera dei Comuni, che sarà definita tramite una consultazione con i segretari comunali del territorio. L’obiettivo è giungere alla stipula dell’atto di fusione entro gennaio 2027.
LE DICHIARAZIONI DEI PRESIDENTI
Giovanni Cattelan, Presidente Viambiente: “Il deposito del progetto di fusione con Agno Chiampo Ambiente è un passaggio decisivo per costruire un gestore pubblico più forte, capace di servire 72 Comuni e quasi mezzo milione di cittadini, mantenendo il ciclo integrato dei rifiuti saldamente nelle mani dei territori. È una scelta industriale e istituzionale: ci permette di consolidare efficienza, qualità del servizio e sostenibilità, evitando scenari di gara che avrebbero potuto indebolire il controllo dei Comuni. La nuova ViAmbiente potrà programmare investimenti, valorizzare competenze e affrontare con maggiore solidità le sfide dei prossimi anni: tariffe equilibrate, raccolta differenziata, innovazione e impianti al servizio dell’economia circolare. L’obiettivo è crescere senza perdere il legame con le comunità”.
Giuseppe Selmo, Agno Chiampo Ambiente: “Le direttive europee impongono alla società la scadenza dei contratti con i Comuni soci. In vista delle future gare europee per l’affidamento della gestione del ciclo integrato dei rifiuti, è dunque assolutamente necessario che nasca una società pubblica forte e capace di rappresentare un gestore unico per l’intero bacino vicentino. È questo il senso del percorso di aggregazioni che è stato avviato. Al momento del mandato a questo Consiglio di Amministrazione, i sindaci soci ci avevano dato questo indirizzo e, quindi, abbiamo sposato questo percorso, orientato a mantenere in ambito locale la titolarità del servizio di igiene urbana. È un percorso che facciamo, in primis, per tutti i cittadini che serviamo”.

