Ruota palladiana - ITINERARIO / 4 Da Bertesina a Sandrigo

Lungo gli argini, tra borghi e risorgive. Quarto itinerario della rubrica dedicata agli itinerari cicloturistici curata da Maurizio Mascarin.

BiciCartolina. Da un fiume all’altro, da una risorgiva all’altra, dentro ad una campagna che ti accoglie e ti seduce con i suoi colori di stagione. Percorso pianeggiante, di facile pedalata, che porta a toc­care prima gli argini del fiume Tesina e poi quelli dell'Astico (un tempo Astago), in uno scenario intensamente campestre. Tra i paesi e le frazioni che poco per volta si allontanano da Bertesina, la frequentazione con l’architettura (palladiana e non) diventa una piacevole costante. Sospesi tra passato e presente, si pedala vis-à-vis tra edifici di stile ed epoche diverse: case domenicali, dimore padronali, colombare che, negli spazi ampi dell’aperta campagna, raccontano di una terra  ancora fieramente contadina.

Quelle che si percorrono sono strade nel verde, spesso con lunghi viali alberati e fossati ben curati, che richiamano il fascino (e l’impronta) della  tipica pianura Padana. Case coloniche circondate dall’ordine stagionale dei campi, chiese e campanili rendono la pedalata vivace, con l'occhio che va a scoprire i dettagli di una campagna che in questa zona non è solo lavoro della terra ma anche tradizione. Ce lo ricordano a settembre di ogni anno gli allevatori di Bressanvido, con il loro arcaico rito della Transumanza. Uomini e bestie che dopo mesi di alpeggio in Altopiano ritornano giù in cammino fino alla pianura più bassa. Fatica vera. Cose che stupiscono i cittadini, non loro. Perché la gente di qui ha i piedi ben piantati per terra, l’immaginario è altrove. Poi Sandrigo, tutt’altra dimensione. Con i suoi caffè, i suoi storici ristoranti, le sue botteghe, è la Signora dalle tante sfumature. Elegante, conviviale, sa essere esuberante, caciarosa, come si conviene in occasione della grande festa profana del paese: la festa che celebra, sotto l’occhio vigile dei Maestri della Confraternita, il sacro piatto del baccalà alla vicentina. Non mancano certo i sapori della buona tavola da queste parti; ristoranti, trattorie, osterie, ciascuno col proprio menù della casa. Così, nei ristori vicino al fiume, ecco il tradizionale piatto di marsoni e pescetto povero; in quelli di aperta campagna la carne di puledro, oppure il musso. Per chi fa strada in bicicletta, il troppo cibo è una trappola. Ma a certi peccati di gola non si può rinunciare. Nel dubbio ricordatevi che siete a Sandrigo (o lì vicino) e che all’interno della cinquecentesca villa Sesso Schiavo c’è una sorprendente sala del Baccanale. Al dio del vino, del piacere e della gioia non si può certo fare un affronto.

Andata&Ritorno. Si esce dal centro di Vicenza per il trafficato viale Trieste, che ha comunque appositi tratti di ciclabile; prendendo Strada Bertesina si giunge all’omonima frazione, con i suoi bei preludi palladiani. Abbiamo percorso circa 6 km, che possiamo definire di trasferimento tecnico. Da qui, imboccando via Quintarello, si supera il cavalcavia dell'autostrada che affianca l'argine del fiume Tesina e, dopo un centinaio di metri, in prossimità di un capitel­lo,si prende la strada sterrata che porta definitivamente sull 'argine.

Suggestive le campagne circostanti che, in un fazzoletto di circa 4 chilometri, portano  fino a Quinto Vicentino. Il rendez-vous con Palladio è immediato: Villa Thiene (1545), oggi sede del Municipio (una parte dell’edificio è destinata a eventi e mostre d’arte), dà lustro a questo centro per metà agricolo e per l’altra metà industriale. Da non perdere  anche  la chiesa par­rocchiale di San Giorgio, che rappresenta  una delle più belle ed eleganti chiese del Settecento vicentino ( pur mostrando ora una facciata dell'Ottocento).

Da Quinto s'imbocca la Postumia (statale per Treviso) avendo come meta Bolzano Vicentino, località nota ai buongustai per il suo piatto di pesce povero: i marsoni (oggi d’allevamento, non di fiume) Seguendo sempre l’arteria principale, l’immancabile via Roma, si prende per Poianella, frazione di Bressanvido, dove le acque dell’ Astico confluisco nel Tesina. Qui la stra­da è fortunatamente ombreggiata, grazie ad un lungo filare di alberi che consente di correre per un bel tratto all'ombra delle fronde. Via dunque verso  Bressanvido, centro agricolo per eccellenza. Tra mandrie bovine e agricoltura intensiva la gente del luogo sembra vivere come nei film di John Wayne, solo che ora i bovini stanno in stalle ipertecnologiche e le belle cascine ristrutturate si fanno vanto dell’idromassaggio Guzzini

Dopodichè si profila a vista d’occhio Ancignano (chiesa di San Pancrazio, il Brolo con Torre Colombara, Villa Mezzalira e Mascotto), dove è ancora viva la leggenda della Motta del Diavolo. Siamo a soli 2 chilometri e mezzo  dal rinomato centro di Sandrigo che, in un attimo, ti fa dimenticare il volto dell’aperta campagna. Paese accogliente dalla struttura quasi cittadina, Sandrigo è un collage di tante belle cose da vedere e di tante buone cose da gustare, primo fra tutti quel baccalà alla vicentina codificato dalla Confraternita del baccalà. Un luogo da gran gourmet, insomma.

Da ammirare la chiesa parrocchiale del ‘700, con angeli e statue del Marinali sulla facciata e le ville aristocratiche caratterizzate da ampi parchi con piante di diverse varietà botaniche.

Da Sandrigo, attraversando piazzet­ta Zannini, si prosegue spediti per il borgo di Lupia, con il suo seicentesco palazzo Mocenigo; ci troviamo nella parte del percorso che interseca il Cammino fogazzariano. Al bivio di Lupia, la possibilità di dissetarsi nella generosa fontana collocata sul lato destro della strada, vicino all’antico edificio denominato La Colombara (oggi  punto di ristoro). D’interesse, con un allungo nella campagna, i tipici  bojeroni, fuoriuscite d’acqua che provengono dalle tante risorgive presenti in zona. Poco avanti, attraversato il ponte sull'Astico, ecco l’agreste e tranquilla  Lupiola, che si preannuncia con le lunghe mura di sasso che fanno da protezione al complesso di villa Garbinati Tecchio Zanotti Fragonara (XV-XVII sec.) e, al confine opposto del borgo ( in direzione Vigardolo), con  villa Dal Toso Cadore.

Ci stiamo avviando verso l'ultimo quarto del tragitto. La strada, poco traffica­ta e molto ciclistica, prosegue senza intop­pi fino a Vigardolo. Domina sempre il verde delle campagne. Tappa successiva Monticello Conte Otto, ultimo comune prima di tornare dentro i confini cittadini. Il paese prende il nome dal conte Ottone che lo ottenne in feudo dal vescovo di Vicenza nel 1200. Da vedere Villa Zanella, progettata e costruita dal poeta Giacomo Zanella nel 1878, che nel giardino contiene sculture con  varie iscrizioni lati­ne. Lasciato alle spalle Monticello, s'imbocca il lungo viale rettilineo che porta sulla stata­le Postumia. Vicenza è ormai a pochi chilometri con il suo primo quartiere, Anconetta.

ITINERARIO. Vicenza (Piazza Matteotti), Bertesina, Quinto, Bolzano Vicentino, Poianella, Bressanvido, Ancignano, Sandrigo (andata). Sandrigo, Lupia, Lupiola, Vigardolo, Monticello Conte Otto, Anconetta, Vicenza ( ritorno).

CARATTERISTICHE. Percorso interamente pianeggiante. Traffico leggero, esclusi due brevi tratti su strade statali. Da Bertesina a Quinto, splendido colpo d'occhio sulla campagna; caratteristico il borgo di Lupiola. Gran parte dell’itinerario può essere percorso sull'argine del fiume, sia con mountain bike che city bike.

TOTALE Km  35

CicloPensiero. “L’ordine è il piacere della ragione; il disordine è la delizia dell’immaginazione”, Paul Claudel.

LE VILLE. Villa Negri Ceroni, Villa Gazzotti Grimani, Villa Chiericati Ghislanzoni Curti, Villa Thiene, Villa Valmarana Zen, Villa Viceré Mezzalira, Villa Sesso Schiavo Nardone, Villa Sesso Raffini, Villa Chiericati Milan, Villa Garbinati Tecchio Zanotti Fragonara, Villa Dal Toso Cadore, Villa Valmarana Bressan, Villa Imperiali Lampertico.

Villa Negri Ceroni (Bertesina). Costruita nel 1709, è considerata tra le opere più rappresentative della stagione neo cinquecentesca; la villa comprende una deliziosa cappella, un parco e un giardino con fontana. La facciata si apre in un alto pronao a cinque intercolumni ionici.

Villa Gazzottidetta anche Gazzotti Grimani  (Bertesina). Edificata tra il 1542-1543, è opera giovanile di Andrea Palladio. Il colto Taddeo Garzotti, che gliela commissionò nel 1550, fu costretto a venderla al patrizio veneziano Girolamo Grimani. La struttura della villa, lunga e stretta, risente dell’influsso della contemporanea progettazione di villa Thiene a Quinto.

Villa Chiericati Ghislanzoni  del Barco Curti (Bertesina). Di architetto ignoto, risale al 1764. Il pro­spetto a tre piani ha il centro segnato dal portico dorico al piano terreno, da tre fine­stre superiori, concluso dal frontone coro­nato da statue. Villa, prato e giardino.

Villa Thiene (Quinto Vicentino). Costruita nel 1542,  è tra le incompiute del Palladio. I fratelli Thiene, in un primo momento si erano rivolti all’architetto Giulio Romano (1492-1546), particolarmente attivo nella Mantova dei Gonzaga. Con la morte del Romano, su consiglio dell’umanista Gian Giorgio Trissino,  il progetto esecutivo fu affidato all’emergente architetto Andrea Palladio. Lo spostamento degli interessi familiari dei Thiene lontano da Vicenza impedì il completamento della villa, successivamente ripresa da Francesco Muttoni intorno al 1740. Oggi la villa è sede del Municipio.

Villa Valmarana Zen(Bolzano Vicentino). Su disegno di Andrea Palladio, fu eretta con numerose modifiche nel 1570. Il prospetto ha il settore centrale composto di un portico a cinque colonne ioniche. Grande il frontone coronato di statue. Di rilievo la chiesetta del 1615. Parco, giardino con statue di Girolamo Albanese e della bottega dei Marinali.

Villa Viceré Mezzalira (Bressanvido). Portico e loggia del ‘700 si aggiungono a questa villa costruita nel '400 per volontà dei monaci benedettini. La loggia è sormontata da un grande timpano con fine­stra ovale. La cappella risale al 1641.

Villa Sesso Schiavo Nardone (Sandrigo). Con molta probabilità è opera di un artista vicino ad Andrea Palladio. Affreschi del tar­do '500 di pittori vari, tra cui Giovanni Antonio Fasolo. Al corpo centrale si affianca la dimora padronale del ‘700; il complesso architettonico è completato da una filanda e dalla cappella del 1696.

Villa Sesso Ruffini (Sandrigo). Della sua origine tardo gotica si conserva solo una parte del colonnato. L'aspetto at­tuale è dovuto al rifacimento neoclassico di Ottavio Bertotti Scamozzi.

Villa Chiericati Milan(Ancignano). Costruita nel 1623, contiene affreschi attribuiti a Francesco Aviani. La villa si compone di un basso prospetto sormontato al centro da un frontone triangolare e adornato da statue di Angelo De Putti, parente di Angelo Marinali. Si trova in località Soella.

Villa Garbinati Tecchio Zanotti Fragonara (Lupiola). Edificio del XV-XVII secolo a pianta rettangolare che si appoggia sul retro ad un’ alta torre colombara incassata tra due corpi rustici;  cappella e ampio parco con alberi secolari.

Villa Dal Toso Cadore (Lupiola). Si fa risalire al ‘300/’400; ampliata sul finire del '600 su preesistente costruzione cinquecentesca. Il portico a sei colonne tuscaniche sorregge una loggia so­stenuta da colonne ioniche collegate da ele­gante balaustra. Affreschi di Costantino Pasqualotto nella cappella del tardo '500; ampio parco, colombara e cappella.

Villa Valmarana Bressan (Monticello Conte Otto). Opera di un architetto vicino al Palladio. Salone con affreschi di Costanti­no Pasqualotto; recenti lavori di restauro ne hanno portato alla luce altri la cui paternità non è stata ancora accertata.

Villa Imperiali Lampertico (Anconetta). Costruita nel 1681 da architetto ignoto, anche se molti propendono per Carlo Bo­rella. La villa si compone di un corpo centra­le e due ali arretrate. Quattro lesene ioniche al primo piano sorreggono un frontone triangolare. Le due ali risalgono al '700. Giardino, parco e pescaia.

OMNIBUS

Monaci Benedettini. La storia medievale di Bertesina è legata al monastero benedettino dei Santi Felice e Fortunato di Vicenza che, nel corso del XI secolo, divenne proprietario dei terreni contribuendo alla bonifica e allo sviluppo agricolo della zona. Pressoché analoga è la storia di Bolzano Vicentino, anch’essa legata all’azione dei monaci benedettini di Vicenza.

Sandrigo. E’ la patria della Confraternita del baccalà alla vicentina. Per onorare questo suo piatto Sandrigo promuove ogni anno nel mese di settembre la festa di piazza del baccalà. Come da antica tradizione, il pesce proviene dalla cittadina norvegese di Rost, situata nelle isole Lofoten, con il quale il comune di Sandrigo è gemellato dal 2011.  

Quinto, perché? Il nome del paese si spiega col fatto che è posto all’altezza della quinta pietra miliare romana da Vicenza, lungo la via Postumia.

Tesina. Nasce dalle risorgive nei pressi di Sandrigo in località Cibalde; confluisce nel Bacchiglione a pochi chilometri da Vicenza, in località San Pietro Intrigogna;  il suo corso è tutto nel Vicentino.

Astico. Un tempo Astago, le prime notizie di questo corso d’acqua risalgono all’epoca romana, allorchè fu deviato con un murazzo dal suo corso originario per proteggere Vicenza dalle piene.

Festa della Transumanza, Bressanvido. Si tiene ogni anno nella penultima settimana di settembre. La migrazione dall’Altopiano di Asiago alla pianura riguarda circa 250 bovini. Itinerario: partenza dalla Malga di Enego, Gallio, Conco, Marostica, Nove, Pozzoleone,  Poianella. Finale con sfilata a Bressanvido.

La Motta del Diavolo. Percorso ciclopedonale che parte da Ancignano.e attraversa la campagna nei comuni di Sandrigo, Bressanvido, Schiavon e Breganze. Il toponimo Motta del Diavolo si collega ad un rialzo del terreno di origine sconosciuta. 

Bojeroni di Lupia. L’area dei bojeroni è raggiungibile dalla frazione di Lupia imboccando lo sterrato di via Tesina. Si tratta di una fascia di campagna caratterizzata da polle e rogge di risorgiva. Particolarmente interessanti gli aspetti forestali della zona: salice cinereo e comune, ontano e platano; vari gli elementi di vegetazione erbacea. Tra gli aspetti faunistici si segnalano anfibi, quali la rana di lataste e tritone crestato. L’area è luogo di nidificazione della gallinella d’acqua e del martin pescatore. Un tempo a valle delle sorgenti esistevano dei mulini, dei quali rimangono ricordi nel nome della via dei Mulini.

 

 



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Maurizio Mascarin

Maurizio Mascarin

Maurizio Mascarin per quasi quarant'anni ha svolto l'attività di giornalista per testate locali e nazionali, scrivendo prevalentemente su temi inerenti all'economia del Nordest. È stato tra i fondatori del settimanale Nuova Vicenza e direttore editoriale di un'agenzia di comunicazione rivolta alle Pmi del modello Veneto Anni Novanta. Tra le sue pubblicazioni: "Tangenti, 90 giorni che sconvolsero il Veneto", coautore; "Le aziende certificate del Veneto"; "La pietra paziente - storia del recupero del quartiere operaio Rossi di Piovene Rocchette ", coautore.