02/03/2026

Congiuntura flash Centro Studi Confindustria: export e consumi frenano, attese su decreto energia

Inizio 2026 in peggioramento per l’industria. Investimenti positivi, servizi in accelerazione.

Lo scenario economico italiano peggiora a inizio 2026 secondo la Congiuntura flash di febbraio 2026 del Centro Studi Confindustria. Dopo il buon quarto trimestre 2025 (+0,3% il PIL), sostenuto dagli investimenti del PNRR, a gennaio migliora la fiducia delle famiglie e accelerano i servizi. Resta invece volatile la dinamica dell’industria, con una risalita lenta, penalizzata dal dollaro più svalutato e da consumi ancora fragili.

Il costo dell’energia rimane elevato e in aumento, ma il decreto “bollette” varato dal Governo può ridurre in modo sostanziale i prezzi per famiglie e imprese, se approvato dalla Commissione europea. A febbraio il petrolio sale a 71 dollari al barile (da 63 a dicembre), mentre il gas resta a 33 euro/MWh (da 28 a fine 2025). Il dollaro si attesta a 1,18 sull’euro, attenuando solo in parte i rincari e frenando l’export.

Sul fronte finanziario, a febbraio il tasso sui BTP italiani cala al 3,36%, mentre il Bund tedesco si stabilizza al 2,97%, con uno spread in ulteriore restringimento (+39 punti base). La BCE mantiene il tasso di riferimento al 2,00% da metà 2025, a fronte di un’inflazione dell’Eurozona scesa all’1,7% a gennaio. In questo contesto, il tasso pagato dalle imprese italiane inverte la rotta e risale al 3,58% a dicembre (dal 3,38% di settembre).

Per gli investimenti, i segnali restano favorevoli: a gennaio migliora la fiducia delle imprese manifatturiere, in particolare nei beni strumentali. Peggiora invece per il terzo mese consecutivo la fiducia nelle costruzioni, penalizzata dai giudizi sugli ordini, nonostante attese positive sui piani di attività nei prossimi tre mesi.

Avvio d’anno ancora lento per i consumi: a dicembre le vendite al dettaglio calano dello 0,9% in volume, quasi azzerando la crescita del quarto trimestre (+0,1%). A gennaio aumentano però gli acquisti di autovetture e migliora la fiducia delle famiglie. Cala sensibilmente la fiducia delle imprese del commercio, pur con giudizi sulle vendite ancora positivi.

I servizi mostrano segnali di accelerazione: a gennaio l’HCOB-PMI sale a 52,9 (da 51,5) e la fiducia delle imprese del settore aumenta a 103,4 (da 100,2). Più contenuta la crescita della spesa dei turisti stranieri a dicembre (+2,5% tendenziale).

Debole il recupero dell’industria: a dicembre la produzione cala dello 0,4% dopo il +1,5% precedente, ma il quarto trimestre resta positivo (+0,9%). Il PMI manifatturiero migliora lievemente a gennaio (48,1 da 47,9), pur rimanendo in area recessiva, e la fiducia delle imprese sale a 89,2 (da 88,5). La domanda, da export e consumi, resta tuttavia debole.

L’export di beni cresce a dicembre dello 0,6% in volume, ma nel quarto trimestre segna un -1,9%. L’import aumenta in misura contenuta (+0,1% mensile e +0,4% trimestrale). Nel 2025 si è registrata una marcata eterogeneità tra Paesi e settori: l’export è stato trainato dai farmaci verso gli Stati Uniti e dai metalli verso la Svizzera, mentre la filiera farmaceutica ha sostenuto gran parte dell’incremento dell’import da Cina e USA. A gennaio 2026 le prospettive restano deboli, sebbene in lieve miglioramento.

Nell’Eurozona emergono segnali di timida ripartenza: nel quarto trimestre il PIL cresce dello 0,3% e l’occupazione dello 0,2%. A gennaio gli indici PMI indicano un’espansione dei servizi in Germania e dell’industria in Francia, con un miglioramento della fiducia e delle aspettative occupazionali nell’Area.

Negli USA l’economia mantiene un profilo positivo, con la produzione industriale in crescita dello 0,4% a dicembre e indici manifatturieri espansivi a gennaio 2026. Resta invece debole il mercato del lavoro, con +130 mila occupati dopo il calo del quarto trimestre 2025 (-51 mila).

In India la manifattura è in espansione: a dicembre la produzione industriale accelera al +7,8% annuo e il PMI sale a 55,4 a gennaio. Sul fronte commerciale, l’accordo USA-India riduce i dazi medi americani al 18% (dal 50%), ma permangono incertezze sulle regole di origine e sugli impegni di acquisto indiani, stimati in 500 miliardi di dollari in cinque anni.



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