24/02/2026

Congiuntura Vicenza IV trimestre 2025: produzione -0,2%, export extra UE +5,4%

Segnali di stabilizzazione, vendite interne -0,2% e occupazione -1%. Beltrame: "Incomprensibile stop al Mercosur".

Nel quarto trimestre 2025 l’analisi congiunturale del territorio vicentino restituisce uno scenario ancora segnato da stagnazione economica, ma con un’attenuazione delle variazioni negative dei principali indicatori. Il comparto dell’export si conferma l’elemento di maggiore dinamismo, mantenendosi su valori complessivamente positivi.

Lo avevamo anticipato con i dati del trimestre precedente e oggi lo confermiamo: stiamo finalmente vedendo un rallentamento della fase negativa – afferma la Presidente di Confindustria Vicenza Barbara Beltrame Giacomello -. Si intravedono segnali che indicano una maggiore stabilizzazione e una capacità del sistema vicentino di reggere l’urto, senza perdere identità e competenze.

Nel dettaglio, la 170ª indagine congiunturale di Confindustria Vicenza, condotta su un campione rappresentativo di imprese associate, evidenzia per la produzione manifatturiera una flessione dello 0,2% (dal -0,63% del trimestre precedente e dal -2,4% del corrispondente periodo 2024).

L’analisi qualitativa indica che il 32% delle imprese registra un incremento dei livelli produttivi, mentre il 33% segnala contrazioni. Il saldo di opinione risulta pari a -1, in miglioramento rispetto al trimestre precedente.

Quanto alle vendite, il mercato domestico mostra una sostanziale stabilità con una variazione del -0,2% (-1,4% nel trimestre precedente). Le esportazioni verso l’Unione Europea mantengono un andamento stabile, con una variazione del -0,5%.

Il principale elemento di dinamicità è rappresentato dalle vendite verso i mercati extra-UE, che registrano una crescita del +5,4%, in ulteriore recupero rispetto al trimestre precedente (+1,1%) e al corrispondente periodo 2024 (+4,6%).

Quello dell’export extra EU è un risultato di grande rilievo, soprattutto perché si innesta su un periodo che nel 2024 era già in forte espansione. È un segnale di vitalità straordinaria del nostro sistema produttivo, che non solo consolida il trend positivo, ma lo rafforza con ulteriore slancio. C’è un messaggio chiaro, ormai consolidato, che arriva dal mercato: le aziende che oggi stanno performando meglio sono quelle che cercano opportunità fuori dai confini tradizionali, diversificano clienti e geografie, presidiano filiere e competenze. Come Confindustria Vicenza continueremo quindi a spingere con azioni operative su internazionalizzazione, supporto commerciale e crescita dimensionale, perché in questa fase la differenza la fa la capacità di essere presenti dove si decide, dove si compra e dove si investe. Proprio per questo rimane incomprensibile lo stop all’accordo sul Mercosur, con il voto decisivo arrivato proprio da rappresentanti italiani a Bruxelles”.

Sul fronte occupazione, nel quarto trimestre 2025 il mercato del lavoro manifesta una contrazione contenuta: il dato registra una flessione dell’1% (analoga al corrispondente periodo 2024, -0,7% nel terzo trimestre 2025).

Questo è il momento della lucidità e della responsabilità, se vogliamo che il 2026 segni davvero un cambio di passo – sottolinea Barbara Beltrame Giacomello . Non possiamo limitarci a confidare nella sola capacità di resistere. Occorrono condizioni strutturali che aiutino le imprese ad investire, innovare e competere: certezza normativa, semplificazione amministrativa, rapidità decisionale, infrastrutture adeguate, costi energetici e fiscali sostenibili. Le imprese stanno già facendo la loro parte. Una strategia industriale credibile e coerente è fondamentale per non incorrere nel rischio di una prolungata fase di stagnazione e per dare al Paese crescita, sviluppo e visione di lungo periodo.

In questo senso, il decreto energia rappresenta un segnale concreto di attenzione verso il sistema produttivo. Il tema del costo dell’energia resta centrale per la competitività delle nostre imprese, in particolare per il manifatturiero e per i comparti ad alta intensità energetica, che nel nostro territorio hanno un peso rilevante. Serve poi insistere per un confronto deciso anche a livello europeo sui meccanismi che incidono sui prezzi finali, affinché la transizione sia sostenibile e non penalizzi il tessuto industriale.

Sul fronte investimenti, auspichiamo un’accelerazione sui tempi del decreto attuativo dell’Iperammortamento: la misura è prevista per investimenti agevolabili già dal 1° gennaio 2026 e con orizzonte fino a settembre 2028, ma senza le regole tecniche definitive e le indicazioni operative la domanda del mercato rimane sospesa.

Ciò che dovrebbe stimolare gli investimenti in macchinari e software 4.0 rischia paradossalmente di diventare un freno, proprio mentre sulle imprese gravano già instabilità geopolitica e volatilità dei mercati. Serve quindi una disciplina semplice, applicabile e non esposta a interpretazioni o contestazioni future.

Nel merito, comprendiamo le ragioni tecniche che hanno portato a rivedere il vincolo di origine per alcune filiere e, ancor più, le difficoltà oggettive di applicarlo ai beni immateriali, dove il concetto stesso di origine è spesso indefinibile. Allo stesso tempo, è legittima la preoccupazione di chi produce macchine in Italia e in Europa: tutelare le nostre filiere significa anche garantire che ciò che entra e si installa nel nostro Paese rispetti pienamente norme, sicurezza e certificazioni. Per questo, più che un vincolo difficile da gestire, il made in EU può diventare un criterio premiale, fondato su strumenti di incentivazione finanziaria in grado di orientare gli investimenti e rafforzare l’industria europea.

Dare rapidamente certezze operative all’Iperammortamento significa rimettere in moto decisioni che molte imprese stanno già valutando e che, una volta sbloccate, possono tradursi in produttività, innovazione e lavoro”.