21/04/2026

Pelle e Cuoio, Balsemin chiude il mandato: "Siamo parte della soluzione"

All’assemblea della Sezione di Confindustria Vicenza il bilancio dei quattro anni e una riflessione sul futuro del comparto.

Nel mandato quadriennale il settore ha affrontato siccità, caro energia, costi di depurazione e rinnovo del contratto nazionale, rilanciando anche il tema della formazione tecnica e uno studio sul calcolo della CO2 della concia.

Un passaggio istituzionale e insieme un momento di bilancio e visione per uno dei comparti simbolo del manifatturiero vicentino. L’assemblea della Sezione Pelle e Cuoio di Confindustria Vicenza si è articolata in due momenti: nella prima parte la lettura degli eletti al nuovo consiglio e la relazione di fine mandato del presidente Mirko Balsemin; nella seconda una tavola rotonda con il direttore del Giornale di Vicenza Marino Smiderle e il giornalista Gian Antonio Stella.

Ad aprire l’incontro è stato Bernardo Finco, che ha letto i nomi dei nuovi eletti, salutati da un applauso della sala. Subito dopo Balsemin ha preso la parola per una relazione che ha unito scenario internazionale, trasformazioni economiche, identità produttiva e destino del territorio.

Il presidente uscente ha aperto il suo intervento con un richiamo alla difficilissima situazione internazionale e alla necessità di continuare a credere, nonostante tutto, in un mondo di pace. Da qui ha focalizzato lo sguardo sulla storia industriale italiana, ricordando come il Paese abbia costruito leadership in più settori, dalla chimica alla siderurgia, fino alla concia. "Siamo un territorio animato da operai e imprenditori capaci di costruire mobilità sociale attraverso il lavoro e l’iniziativa personale".

"Oggi - ha osservato - quel mondo si misura con equilibri più fragili: mercati mutevoli, trasformazioni legislative, una finanza spesso indifferente alle specificità industriali e un cambiamento culturale che investe anche il rapporto dei giovani con il lavoro. Se un tempo sacrificio e sforzo erano percepiti come strumenti del successo, oggi la discontinuità è diventata normalità. In questo quadro pesa anche il passaggio generazionale".

Eppure, secondo Balsemin, "la fabbrica resta uno dei pochi luoghi in cui si costruisce ancora comunità, uno spazio in cui merito, bisogni e responsabilità possono incontrarsi concretamente". Per questo, ha sottolineato, riportare il lavoro al centro dell’orizzonte delle nuove generazioni deve diventare una priorità collettiva.

Uno dei passaggi centrali della relazione ha riguardato la percezione pubblica della concia. Il presidente della Sezione Pelle e Cuoio ha sostenuto che il mestiere del conciatore sia stato troppo spesso male interpretato e ha rivendicato il valore della filiera come esempio di economia circolare: "La conceria è capace di trasformare uno scarto in un materiale prezioso e deve saper raccontare meglio la propria evoluzione verso un’industria sostenibile e responsabile". Il messaggio, ha spiegato, è che il settore debba essere riconosciuto come parte della soluzione, non del problema.

Balsemin ha riconosciuto che la contrazione del comparto costringerà a ripensare il modello produttivo locale, ma ha anche rivendicato la capacità del territorio di reagire con tenacia e creatività. Ha ricordato il percorso compiuto negli anni per trasformare in positivo l’impronta ecologica del settore, insistendo sul concetto di Land Identity: "Una pelle, nella sua visione, non deve portare con sé soltanto qualità tecnica, ma anche l’identità del territorio in cui nasce".

Nel bilancio del mandato quadriennale il presidente ha richiamato anche la necessità di investire nella formazione tecnica dei giovani. Tra i principali fronti affrontati ha ricordato la grande siccità, il rinnovo del contratto nazionale, l’aumento dei costi di depurazione, del gas e dell’energia, oltre al lavoro svolto per consolidare l’immagine del settore e della sezione all’interno di Confindustria.

Tra i progetti citati, anche lo studio con il professor Giuseppe Pulina, ordinario di Etica e Sostenibilità degli Allevamenti e prorettore alla Ricerca del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, sul calcolo della CO2 della concia, nato per fare chiarezza su un tema spesso affrontato in modo superficiale. Balsemin ha poi ricordato la celebrazione degli 80 anni della sezione con l’iniziativa editoriale Antichi per sempre e il cambio di nome in Pelle e Cuoio, definito un gesto capace di riportare al centro il prodotto, la sua materia e il suo fascino.

Il passaggio finale della relazione ha assunto un tono più personale. "Fare il presidente - ha detto - è stato un onore vissuto come servizio. E quella che all’inizio era una promessa si è trasformata nel tempo in orgoglio e passione. Il sogno affidato all’assemblea è quello di un territorio capace di farsi ambasciatore di un nuovo Rinascimento conciario, guidato dalle nuove generazioni".

La seconda parte dell’incontro ha portato la riflessione sul rapporto tra impresa, lavoro e cambiamento sociale. Gian Antonio Stella ha osservato come questo territorio sia profondamente cambiato e ha sottolineato i progressi compiuti sul fronte ambientale. Marino Smiderle ha posto invece l’attenzione sul mutamento culturale del Nordest: se un tempo il lavoro era il primo valore assoluto, oggi non occupa più automaticamente quel posto, anche se per molti imprenditori fare impresa resta prima di tutto una passione.

Stella ha aggiunto che lavorare duro non basta più. Trent’anni fa, ha ricordato, molti giovani veneti sognavano di costruire qualcosa di proprio; oggi quella spinta si è affievolita. E tuttavia, per il giornalista, l’Italia conserva ancora carte importanti da giocare se saprà investire davvero su eccellenza, qualità manifatturiera e creatività.

A chiudere l’assemblea è stato ancora Finco, ricordando come Balsemin abbia saputo spingere la sezione a guardare avanti e a trovare parole nuove per raccontarsi al mondo. Come omaggio finale, al presidente uscente è stata donata una riproduzione delle tavole dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert con la dicitura Antichi per sempre, simbolo della giornata tra memoria del saper fare e fiducia nel futuro.