Il 2026 si apre con un bilancio negativo per il lavoro dipendente privato in Veneto: a gennaio si registrano -2.800 posizioni, risultato più sfavorevole rispetto allo stesso mese del 2025 (-700). Il saldo, tradizionalmente influenzato dalle ricorrenze amministrative di fine anno, riflette un’intensificazione delle cessazioni (+5%), in particolare nei rapporti a tempo determinato, solo in parte compensata dal lieve incremento delle assunzioni (+1%). È quanto emerge da "La Bussola" di Veneto Lavoro.
Dal punto di vista contrattuale, il tempo indeterminato mantiene un saldo positivo (+4.600), seppure in attenuazione rispetto a gennaio 2025 (+6.600), per effetto della riduzione di assunzioni (-4%) e trasformazioni (-5%) e dell’aumento delle cessazioni (+3%). Il tempo determinato registra invece un saldo negativo (-7.400), in linea con lo scorso anno, con una crescita delle uscite (+5%) superiore a quella degli avviamenti (+3%). Anche l’apprendistato segna un lieve saldo negativo (-120), legato soprattutto al calo delle assunzioni (-5%).
Il modesto aumento delle assunzioni riguarda esclusivamente la componente maschile (+2%), sostenuta dalla crescita dei contratti full time (+3%) a fronte di una riduzione del part time (-3%). Per le donne, il calo delle assunzioni a orario ridotto (-5%) compensa l’incremento di quelle a tempo pieno (+4%). L’incidenza del part time resta elevata (25,8% del totale), pur in leggera contrazione sia per gli uomini sia per le donne.
Sotto il profilo socio-anagrafico, il bilancio occupazionale è negativo per tutte le componenti e in peggioramento rispetto a gennaio 2025. L’incremento delle assunzioni interessa soltanto italiani (+2%), uomini (+2%) e lavoratori senior (+6%).
A livello territoriale il saldo è negativo in tutte le province, ad eccezione di Vicenza dove risulta lievemente positivo. In Belluno il saldo, pressoché nullo, migliora rispetto al dato negativo dello scorso anno (-390) grazie a un aumento delle attivazioni (+16%), concentrate in particolare nel Cpi di Pieve di Cadore e riferite a figure come hostess e steward in concomitanza con l’avvio dei Giochi Olimpici Invernali. Anche il territorio veneziano registra un incremento delle assunzioni (+10%), soprattutto nelle attività cinematografiche.
Dal punto di vista settoriale, l’agricoltura presenta un saldo negativo (-1.100), più marcato rispetto al 2025, a fronte di cessazioni in aumento (+2%). Nell’industria (costruzioni comprese) il saldo resta positivo (+2.400) ma in ridimensionamento rispetto a gennaio 2025 (+3.900), per la diminuzione delle attivazioni (-3%) e l’aumento delle cessazioni (+8%). Il rallentamento interessa in particolare le costruzioni e il made in Italy, con contrazioni diffuse tra i comparti, ad eccezione dell’alimentare che sostiene la stabilità della domanda complessiva.
Nel terziario il bilancio mensile è negativo (-4.100) e in lieve peggioramento rispetto a un anno prima. Le dinamiche più critiche riguardano ingrosso e logistica, commercio al dettaglio e servizi alla persona. Segnali di crescita si osservano nei servizi turistici del bellunese, sostenuti dall’avvio dei Giochi Olimpici Invernali, e nell’editoria e cultura, con un picco di contratti di breve durata legati alla produzione cinematografica nel veneziano.
Le conclusioni contrattuali aumentano del 5% su base annua (62.400), trainate in particolare dalle cessazioni per fine termine (38.300, +7%) e dalle dimissioni o recessi del lavoratore (+4%). In lieve crescita anche i licenziamenti collettivi (350), mentre risultano in diminuzione le cessazioni in periodo di prova e, seppur marginalmente, i licenziamenti disciplinari.
Per il lavoro in somministrazione, i dati aggiornati a dicembre 2025 indicano 120.800 rapporti attivati nell’anno (-3% sul 2024). Il saldo annuale torna positivo (+520), mentre nell’ultimo mese osservato resta negativo (-4.100), sebbene più favorevole rispetto a dicembre 2024.
Nel complesso, prosegue la fase di rallentamento della crescita occupazionale: il saldo negativo di gennaio conferma la debolezza della componente più flessibile dell’occupazione e un quadro settoriale differenziato, con segnali di tenuta nell’industria ma un peggioramento nel terziario.

