14/04/2026

ASA, MLS in veterinaria: nuove evidenze cliniche su cane e cavallo

Due studi con le Università di Napoli Federico II e Padova valutano l'impiego della tecnologia MLS in patologie muscoloscheletriche complesse.

Nella ricerca sull'osteoartrite severa, la laseragopuntura con sistema MLS® è stata testata su 19 cani; in ambito equino, due casi traumatici hanno mostrato recupero funzionale dell'arto e progressiva riparazione tissutale senza complicanze infettive.

Nuove evidenze scientifiche supportano l'impiego della tecnologia MLS di ASAveterinary, divisione veterinaria di ASA, azienda vicentina specializzata nella produzione di dispositivi per laserterapia e magnetoterapia in ambito veterinario e umano, nella gestione di patologie muscoloscheletriche complesse. Due studi condotti con l'Università degli Studi di Napoli Federico II e l'Università degli Studi di Padova evidenziano risultati rilevanti nel trattamento dell'osteoartrite canina e delle lesioni traumatiche distali degli arti nel cavallo.

Le ricerche mettono al centro la laserterapia MLS come strumento integrabile in approcci terapeutici multimodali. L'integrazione tra pratica clinica, ricerca accademica e sviluppo tecnologico conferma il ruolo crescente della fotobiomodulazione nella medicina veterinaria, con nuove prospettive nella gestione del dolore e nei processi di riparazione tissutale.

Il primo studio, pubblicato nel 2025 sulla rivista scientifica Animals e condotto dal Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università di Napoli Federico II, ha valutato l'efficacia della laseragopuntura con sistema MLS nel trattamento dell'osteoartrite canina. La sperimentazione ha coinvolto 19 cani affetti da osteoartrite severa, facendo emergere un miglioramento significativo della mobilità articolare e una riduzione del dolore rispetto al gruppo di controllo.

"A seguito di questo studio clinico randomizzato nel trattamento dell'osteoartrite di grado severo in 19 cani, la laseragopuntura con sistema MLS si è confermata una metodica non invasiva, ben tollerata e personalizzabile sul singolo paziente. La terapia si è dimostrata particolarmente interessante nella gestione del dolore cronico associato all'osteoartrite, soprattutto quando l'impiego dei farmaci antinfiammatori risulta limitato da controindicazioni o possibili effetti collaterali. La sua efficacia sembra legata alla combinazione di più fattori che ne potenziano l'azione terapeutica: da un lato, la sinergia tra emissioni continue e pulsate sincronizzate che consente di agire in profondità nei tessuti; dall'altro, il trattamento associa un effetto analgesico, antinfiammatorio e antiedemigeno a un miglioramento del metabolismo cellulare, della microcircolazione e del drenaggio dei liquidi", spiega Claudia Gatta dell'Università Federico II di Napoli, che ha condotto lo studio insieme a Giovanni Della Valle, Federica Aragosa e Giovanna Calzaretta.

Calzaretta è stata inoltre relatrice del corso sold out "Laserpuntura nei piccoli animali", ospitato nella sede di ASA e dedicato a medici veterinari provenienti da tutta Italia, con focus sui protocolli applicativi dei dispositivi sviluppati dall'azienda.

Il secondo lavoro, pubblicato nel 2025 su Large Animal Review, descrive invece la gestione conservativa di due gravi lesioni traumatiche dell'arto nel cavallo attraverso un protocollo multimodale integrato con fotobiomodulazione ad alta potenza. I casi analizzati hanno riguardato una lacerazione completa dei tendini flessori con coinvolgimento della guaina sinoviale e un'avulsione della parete ungueale con esposizione della falange distale.

La ricerca, nata da una serie di casi raccolti sul campo da Ilaria Grossi, medico veterinario ippiatra, e sviluppata con Giulia Forni dell'Università degli Studi di Padova, ha mostrato come l'impiego della fotobiomodulazione ad alta potenza nei protocolli conservativi abbia determinato in entrambi i casi la progressiva riparazione tissutale e il recupero funzionale dell'arto, senza complicanze infettive.

"La capacità della terapia con fotobiomodulazione di regolare i processi biologici - commenta Giulia Forni, che nello svolgimento della ricerca ha potuto contare sul supporto del dipartimento clinico di ASA - è sicuramente motivo del crescente interesse nei confronti di questa tecnologia in Medicina Veterinaria. In particolare, riducendo l'infiammazione locale e stimolando la riparazione tissutale, risulta essere un supporto particolarmente utile in casi, come quelli presentati nell'articolo, in cui i trattamenti considerati di elezione in letteratura non possono essere utilizzati per diverse ragioni. La velocità di guarigione è risultata oggettivamente più rapida rispetto a quanto precedentemente documentato. Inoltre, un altro aspetto da considerare, soprattutto per chi lavora con animali di grossa taglia, è la grande tolleranza degli animali nei confronti del trattamento".