Le tensioni in Medio Oriente, il rischio di un allargamento del conflitto con l’Iran, l’incertezza sullo Stretto di Hormuz e la nuova crescita dei costi energetici riportano l’industria italiana in una condizione di forte attenzione. È da qui che Barbara Beltrame Giacomello, presidente di Confindustria Vicenza, parte per leggere l’avvio del 2026.
"Le aziende stanno facendo il possibile per sopportare questo nuovo shock, purché sia limitato nel tempo. Se questa escalation di incertezza si consolida per mesi o trimestri, allora il problema non è più congiunturale: diventa una questione di tenuta produttiva e di competitività del sistema", osserva Beltrame Giacomello.
Secondo la presidente, il nuovo quadro geopolitico colpisce un’industria che arriva da mesi già complessi. "Noi non partiamo da una situazione di tranquillità. Arriviamo da un 2025 in cui le imprese hanno difeso posizioni, hanno tenuto sui mercati, ma in un contesto di domanda debole, margini compressi e forte volatilità. Per questo oggi serve lucidità: non possiamo permetterci di sottovalutare l’effetto combinato tra guerre, crisi energetica e delle materie prime e incertezza regolatoria".
I numeri dell’export restituiscono infatti un quadro articolato. Nel 2025 le esportazioni italiane sono cresciute del 3,3%, con forti differenze territoriali; il Nord-Est ha chiuso l’anno a +2% e nel quarto trimestre ha segnato un arretramento congiunturale. "Questo evidenzia - dice Beltrame Giacomello - che non esiste un export italiano uniforme. Esistono filiere, territori e specializzazioni che reggono meglio e altri che oggi sono più esposti. Nel Nord-Est i segnali di rallentamento si vedono e vanno presi molto sul serio".
In questo contesto, la provincia di Vicenza si conferma un territorio emblematico, anche alla luce del primato nazionale dell’export pro capite. Nel 2025 l’export vicentino si è attestato a 22,55 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto ai 22,61 miliardi del 2024, con una variazione del -0,25%. Rispetto al picco del 2022, pari a 23,58 miliardi di euro, il dato resta però inferiore del 4,38% in termini nominali.
"È quasi incredibile che, in un anno così complicato, l’export vicentino sia rimasto stabile. Questo conferma la forza della nostra base manifatturiera e la capacità delle imprese di difendere le proprie posizioni sui mercati internazionali. Ma sarebbe un errore accontentarsi di non perdere troppo terreno. Siamo dentro una fase in cui pesano il combinato disposto di rallentamento della domanda, specie in alcuni settori, aumento dei costi, tensioni geopolitiche e nuova instabilità energetica. La vera questione, oggi, è capire come difendere competitività e capacità di investimento in un contesto che non trova un momento di stabilità da nessun punto di vista. Vicenza continua a essere uno dei grandi motori manifatturieri del Paese, ma proprio per questo avverte prima di altri gli effetti delle turbolenze internazionali. Se si inceppano energia, logistica e fiducia dei mercati, un territorio come il nostro lo sente immediatamente".
Il nodo centrale, sottolinea la presidente, resta quello dell’energia. "Non siamo di fronte a una semplice tensione temporanea - osserva Beltrame Giacomello -. L’Italia sconta da anni un costo dell’energia più alto rispetto ai principali concorrenti europei. La crisi attuale aggrava una vulnerabilità strutturale: dipendiamo troppo dalle importazioni e il prezzo del gas pesa ancora in modo decisivo sulla formazione del prezzo dell’elettricità".
Per Confindustria Vicenza, il rischio è concreto: "Se questo scenario dovesse prolungarsi, alcune filiere energivore potrebbero trovarsi davanti a scelte molto difficili. E quando una filiera ferma o rallenta, l’impatto non si misura solo sul conto economico delle imprese, ma su lavoro, investimenti e tenuta industriale dei territori".
Da qui la richiesta di accelerare sull’attuazione del decreto energia, ma anche di intervenire con ulteriori misure. "Il decreto è un primo passo importante perché prova a correggere distorsioni storiche del mercato elettrico, a partire dalla separazione del prezzo del gas da quello delle rinnovabili. Ma non basta. In una fase eccezionale servono misure eccezionali. E la prima misura, oggi, è la sospensione immediata del sistema Ets".
Beltrame Giacomello ribadisce la richiesta con nettezza: "L’Ets è diventato un moltiplicatore di costo che pesa su imprese e famiglie proprio nel momento in cui l’Europa avrebbe bisogno di rafforzare la propria base industriale. Non si può chiedere alle aziende di reggere insieme shock geopolitici, energia cara, trasporti più esposti e in più un aggravio regolatorio che nasce da un impianto pensato in una fase completamente diversa. Oggi l’Ets va sospeso immediatamente, sia per la produzione di energia sia, soprattutto, per i processi industriali".
La sollecitazione si rivolge anzitutto all’Unione europea. "L’Europa, e quindi l’insieme dei suoi Paesi membri, a partire dai fondatori come l’Italia, deve decidere se vuole difendere davvero la propria industria. Se siamo in una fase straordinaria, servono strumenti straordinari: sospensione temporanea dell’Ets, nuovo temporary framework sugli aiuti di Stato, strumenti comuni all’altezza della crisi. Non è una posizione contro l’Europa, è esattamente il contrario: è chiedere all’Europa di essere all’altezza della sua funzione".
"Infine - prosegue la presidente - in una fase di caos mondiale, è necessario ripartire da ciò che abbiamo di più prezioso: il mercato interno europeo, il più grande del mondo. E l’Italia, al suo interno, deve rafforzare le proprie condizioni di competitività, dagli investimenti alle infrastrutture. In questo quadro la sburocratizzazione non è un tema accessorio: pesa in modo diretto su costi e tempi e quindi sulla produttività complessiva del sistema".
Il secondo fronte riguarda gli investimenti. "Sul fronte dell’iperammortamento serve un’accelerazione immediata sui decreti attuativi. La misura è prevista per investimenti agevolabili dal primo gennaio 2026, con un orizzonte fino a settembre 2028, ma senza regole tecniche definitive e senza indicazioni operative la domanda resta sospesa".
Per Beltrame Giacomello, il paradosso è evidente: "Quello che dovrebbe spingere gli investimenti in macchinari e software 4.0 rischia di trasformarsi in un freno, proprio mentre le imprese devono decidere in un contesto di instabilità geopolitica e volatilità dei mercati. Il rischio è che lo stallo di quella che dovrebbe essere la prima leva per la crescita, ovvero gli investimenti, si autoalimenti".
Il riferimento è anche alle difficoltà che hanno accompagnato gli incentivi di fine 2025. "Le imprese non chiedono sussidi al buio. Chiedono una disciplina semplice, applicabile, non esposta a interpretazioni mutevoli o a contestazioni future. Oggi la priorità è dare certezza. Se si sbloccano rapidamente le regole, molte decisioni di investimento già in valutazione possono tradursi in produttività, innovazione e lavoro".
Quanto alle prospettive, la presidente di Confindustria Vicenza richiama alla necessità di accompagnare le imprese in una fase più fragile del previsto. "Il 2026 si è aperto in un quadro molto più fragile di quanto immaginassimo pochi mesi fa. Però l’industria italiana ha dimostrato più volte di saper reagire. La condizione, però, è una sola: non lasciare sole le imprese".
E conclude: "Noi abbiamo bisogno di tre cose: energia a costi sostenibili, regole certe sugli investimenti, un’Europa che difenda la competitività industriale. Se questi tre tasselli si muovono, le imprese faranno la loro parte. Se invece continuiamo a sommare shock esterni e ritardi interni, allora il rischio è che la tenuta mostrata fin qui non basti più".

