Economia quasi ferma, con industria volatile e export debole penalizzato da un dollaro svalutato sull’euro. È il quadro delineato dalla Congiuntura flash di gennaio di Confindustria: l’incertezza spinge le famiglie a un risparmio precauzionale che frena i consumi, mentre la spinta più solida al PIL arriva dagli investimenti, sostenuti anche dall’accelerazione del PNRR.
Tra i fattori che aumentano la volatilità pesa la risalita dei prezzi energetici. A inizio 2026 si inverte il trend al ribasso del petrolio: a gennaio la media è di 65 dollari al barile (picco a 69), da 63 di dicembre. Anche il gas smette di scendere: 33 euro/MWh (da 28), su livelli più che doppi rispetto al 2019.
Sul fronte finanziario prosegue un contesto più favorevole: a gennaio il rendimento dei BTP scende a 3,45% in media (da 3,50%) e finisce sotto quello dei titoli francesi (3,47% da 3,49%), pur restando sopra alla Spagna (3,21%). Con il Bund tedesco in lieve aumento (2,97% da 2,95%), gli spread si restringono (Spagna +24 punti base, Italia +48, Francia +50).
Le aspettative di politica monetaria restano di stabilità. Con inflazione moderata (+1,9% a dicembre nell’Eurozona, +1,2% in Italia), i tassi BCE sono attesi fermi al 2,00%. Per la FED i mercati si aspettano una pausa a fine gennaio, dopo tre tagli dei tassi USA (3,75% a dicembre); l’attesa di altri due tagli è slittata tra giugno e dicembre 2026. Il cambio resta sfavorevole all’export: dollaro a 1,17 sull’euro a gennaio (+13% in un anno).
Gli investimenti risultano in espansione secondo alcuni indicatori del 4° trimestre: il valore dei contratti di leasing (fonte Assilea) cresce del 15,2% annuo per l’acquisto di beni strumentali e del 15,7% per le costruzioni. Risale anche il credito bancario, mentre il costo per le imprese italiane si stabilizza (3,52% a novembre, sui livelli di luglio). A dicembre, però, si riduce la fiducia delle imprese dei beni strumentali e delle costruzioni.
Dal lato della domanda interna, il reddito totale delle famiglie nel 3° trimestre cresce (+1,8%), ma la propensione al risparmio sale dall’11,4% (da 9,9%), limitando l’aumento dei consumi (+0,1%). A novembre le vendite al dettaglio aumentano (+0,6% in volume) e a dicembre crescono anche gli acquisti di auto; l’occupazione, pur con una lieve riduzione nell’ultimo mese, resta su un trend di espansione.
Nei servizi la crescita rallenta: a dicembre l’HCOB-PMI scende a 51,5 (da 55,0), pur restando in area espansiva. In parallelo, a fine anno aumenta la fiducia delle imprese del settore e cresce la spesa dei turisti stranieri (+7,3% tendenziale a novembre).
L’industria conferma un andamento a “sali-scendi” anche a fine 2025: a novembre la produzione industriale recupera (+1,5% da -1,0%), con una variazione acquisita nel 4° trimestre di +1,0%. A dicembre, però, il PMI torna in area recessiva (47,9 da 50,6) e la fiducia delle imprese industriali segue un profilo analogo.
Resta debole l’export italiano: a novembre la crescita è marginale (+0,2% a prezzi costanti), dopo il calo di ottobre (-3,1%). Tra le destinazioni, la domanda resta debole in Germania e rallenta in Francia; calano UK e Turchia e virano in negativo anche gli USA, mentre risultano positivi alcuni mercati UE (Spagna, Belgio, Austria) e asiatici (India, Giappone). Le prospettive restano negative a fine anno secondo gli ordini manifatturieri esteri, per tensioni e incertezza che frenano le filiere internazionali.
Nell’Eurozona la crescita resta debole: a novembre la produzione industriale risale in Germania e cresce in Spagna (+0,9%), mentre si contrae in Francia (-0,2%); a dicembre il PMI scende nei tre paesi, restando espansivo solo in Francia (50,7). Negli USA la FED ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita 2026 (+2,3%), mentre in Cina il PIL 2025 centra l’obiettivo (+5,0%), sostenuto soprattutto dall’export, con segnali timidi di ripartenza industriale e una domanda interna ancora debole.

