04/05/2026

Giovani e lavoro in Veneto, ricerca IUSVE e Veneto Lavoro sulla transizione scuola-impiego

Presentati i risultati dell’indagine su aspettative, criticità e relazioni nel passaggio al lavoro dei 18-34enni veneti.

Su un campione di 946 giovani, il 65% indica la retribuzione come prima preoccupazione, mentre il 47,5% cambierebbe impiego se il lavoro non garantisse benessere, anche a costo di affrontare un periodo di instabilità.

Sono stati presentati i risultati della ricerca promossa dall’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro e realizzata dall’Osservatorio IUSVE “Giovani e Futuro” per approfondire come i giovani veneti vivano il passaggio dalla scuola al lavoro. L’indagine, illustrata durante il convegno Giovani e lavoro: scelte individuali o risultato di squadra?, restituisce un quadro articolato, in cui la transizione occupazionale emerge come una fase delicata non solo sul piano professionale, ma anche su quello emotivo.

La ricerca ha coinvolto un campione rappresentativo di 946 giovani tra i 18 e i 34 anni residenti in Veneto, affiancato da 30 testimoni privilegiati tra manager, professionisti HR, tutor, insegnanti e studenti. Dai dati emerge una diffusa propensione ad agire con autonomia: in caso di insoddisfazione lavorativa, il 47,5% degli intervistati dichiara che "cercherebbe attivamente un altro lavoro, anche a costo di un periodo di instabilità". Allo stesso tempo, i giovani riconoscono la necessità di investire su sé stessi, in particolare sulla consapevolezza delle proprie capacità (28,4%) e sulle competenze specifiche (26,8%).

L’indagine mette inoltre in discussione letture semplificate del rapporto tra giovani e lavoro. Sul posto di lavoro prevale infatti l’aspettativa di poter contare su collaborazione e aiuto reciproco (67,5%) e su una comunicazione aperta e onesta (62,1%). Il 28,4% considera fondamentale il rispetto per le idee di tutti, mentre competizione e forte orientamento all’obiettivo raccolgono complessivamente meno del 10% delle risposte. Anche rispetto ai rapporti intergenerazionali, il 63,9% consiglierebbe a un coetaneo alla prima esperienza di "cercare un dialogo costruttivo, accettando in ogni caso la decisione finale del collega più anziano o del superiore".

Tra le principali criticità segnalate, la questione salariale si colloca al primo posto con il 65% delle risposte, seguita dalla precarietà dei contratti (29,4%) e dalla richiesta di esperienza precedente anche per posizioni base (25,4%). Guardando al lavoro ideale, i giovani indicano come priorità un buon reddito (68,9%), la stabilità occupazionale (51,1%), un’attività piacevole e interessante (40,3%) e la possibilità di crescita professionale (37,5%).

Nel corso del convegno sono stati condivisi anche alcuni dati sull’andamento del mercato del lavoro giovanile in Veneto. Su circa 990 mila giovani tra i 15 e i 34 anni, oltre 514 mila risultano occupati, quota che supera l’80% tra gli over 25. Ogni anno fanno il loro ingresso nel mercato del lavoro circa 100 mila giovani, per lo più con contratti a termine e nel settore dei servizi, in particolare nel turismo e nei servizi alla persona. Quasi uno su tre esordisce con un contratto part-time; le donne rappresentano il 39% del totale, gli stranieri il 35% e i laureati il 10%.

Secondo Tiziano Barone, direttore di Veneto Lavoro, "Oggi i giovani che entrano nel mercato del lavoro devono confrontarsi con dinamiche complesse, segnate talvolta da un senso di solitudine e da aspettative non soddisfatte, a partire da quella legata alla retribuzione. La nostra priorità deve essere quella di incentrare le politiche sul tema dell’accompagnamento, specialmente in queste delicate fasi di transizione dalla scuola al lavoro. Non si tratta solo di far incontrare domanda e offerta, ma di attivare le persone, in un processo che implica la libertà della persona di mettersi in moto e scommettere sul proprio futuro, e la libertà dell’operatore di creare le condizioni affinché questo avvenga".

Per Davide Girardi, ricercatore dell’Osservatorio IUSVE “Giovani e Futuro”, "La parola chiave che emerge dall’analisi dei dati e dalle testimonianze è il riconoscimento che non è soltanto un aspetto economico, seppur determinante per l’autonomia, ma riguarda anche la capacità dei contesti di lavoro di attribuire ai giovani il ruolo adeguato. La costruzione di un percorso solido e ben sostenuto verso l’età adulta porta dei benefici più ampi a tutto il contesto sociale e non solamente ai giovani lavoratori".

Ha sottolineato il valore dell’ascolto diretto dei giovani anche Lucas Pavanetto, vicepresidente e assessore al Lavoro della Regione del Veneto: "La ricerca che viene presentata oggi ha un merito particolare: integra l’analisi dei dati sul mercato del lavoro con l’ascolto diretto dei giovani, raccogliendone le voci ed esplorando le emozioni e le aspettative che accompagnano il passaggio dalla scuola al lavoro. Ritengo che l’ingresso nel lavoro debba essere un risultato di squadra, una responsabilità condivisa tra famiglie, scuola, università, servizi pubblici, imprese e istituzioni. Come Regione siamo convinti che accompagnare i giovani in questa fase sia un compito fondamentale perché i giovani sono una risorsa, sono il nostro presente e il nostro futuro".